Roma – Nasce da laureati dell’Università degli Studi Internazionali di Roma – UNINT e sceglie proprio il giardino del campus per il suo debutto ufficiale: si chiama HOMIE, la startup che costruisce una rete di home restaurant, chef a domicilio ed esperienze culinarie domestiche per riportare il cibo al centro della relazione umana.
Un esordio simbolico, una “prima cena” che si è svolta nel luogo in cui il progetto ha preso forma: il giardino dell’Ateneo, spazio informale di incontro e incubazione di idee, trasformato per l’occasione in una tavola conviviale aperta ad accademici, giornalisti, comunicatori food, chef, blogger e imprenditori del settore.
La casa come nuova frontiera della ristorazione
HOMIE nasce con una visione precisa: restituire alla ristorazione la sua dimensione più autentica, domestica e relazionale. Non una piattaforma di prenotazione, ma una rete di esperienze che mette in connessione persone, cucine e territori.
L’obiettivo è riportare il pasto nel suo contesto originario: la casa, intesa non solo come spazio fisico, ma come luogo di relazione, scambio e racconto.
Come suggerisce il nome stesso, HOMIE non intende reinventare la ristorazione, ma recuperarne la funzione più essenziale: mangiare insieme come atto sociale.
La prima esperienza in Sicilia
La startup ha già realizzato la sua prima esperienza a Ortigia, dove due turisti tedeschi hanno vissuto un percorso immersivo nella cultura gastronomica locale.
La mattina, accompagnati dallo chef HOMIE, hanno partecipato alla spesa al mercato tra pesce fresco, ortaggi e agrumi locali, scegliendo direttamente gli ingredienti della cena. La sera, nella loro casa vacanze, lo chef ha cucinato per loro ciò che avevano selezionato poche ore prima.
Un’esperienza che integra mercato, scelta, preparazione e tavola, trasformando il cibo in racconto condiviso.
Il fenomeno del social dining
Il progetto si inserisce in un contesto di forte trasformazione del settore food, in cui cresce la domanda di esperienze autentiche e relazionali.
Il social dining e le formule di home dining stanno ridefinendo il modo di vivere la ristorazione, spostando il valore dal semplice consumo del piatto alla qualità dell’esperienza condivisa.
Secondo i dati di settore, la cucina italiana rappresenta un mercato globale da 251 miliardi di euro, con una crescita del +4,5% annuo (Deloitte Foodservice Market Monitor 2025). In questo scenario, la dimensione domestica resta un elemento identitario centrale e sempre più ricercato, soprattutto nelle grandi città.
La prima cena nel giardino UNINT
La cena di debutto di HOMIE ha rappresentato anche un momento di incontro tra mondo accademico e mondo dell’impresa food.
Nel giardino dell’Università, la tavola è stata allestita con elementi della tradizione domestica italiana – “i pizzi e i gingilli della nonna” – in una scelta estetica volutamente informale e identitaria.
Il menu ha raccontato un percorso tra memoria e contemporaneità: apertura con focaccia di Altamura Oropan; fettuccine all’Alfredo preparate poche ore prima durante una cooking class guidata da Alice Scaffardi, condite con burro e parmigiano come vuole la tradizione; chiusura con caffè servito in tazza bianca e tiramisù in teglia, tagliato a quadroni come una lasagna della nonna
Un racconto gastronomico che valorizza la semplicità come elemento identitario della cucina italiana.
Una startup nata per creare connessioni
«HOMIE nasce dall’idea che il cibo sia un linguaggio e che la casa sia il luogo in cui si parla più liberamente. Vogliamo restituire alla tavola la sua funzione più vera: coltivare relazioni» – dichiarano i fondatori.